Lettera aperta delle ONG rivolta ai governi dell’Unione Europea

Libia: Focus sulle politiche anti-traffico di esseri umani e sulla cooperazione con le autorità libiche esporrà le persone a maltrattamenti e detenzioni arbitrarie

Alla c.a. Presidente del Consiglio Gentiloni
Ministro affari esteri e della cooperazione internazionale Alfano
Ministro dell’Interno Minniti
                                                              

Bruxelles, 22 Febbraio 2017

 Egregio signore/ signora,

Noi, le sottoscritte organizzazioni non governative, siamo profondamente preoccupate per la direzione delle politiche tra l’Unione Europea e la Libia descritte nella Comunicazione della Commissione sul Mediterraneo Centrale (25.01.17) e confermate poi nelle conclusioni del Vertice di Malta (03.02.17) e dalle Conclusioni del Consiglio Europeo (06.02.17), aventi l’obiettivo di fermare i movimenti migratori attraverso la Libia.

La decisione di trasferire le responsabilità di gestire i movimenti migratori della rotta per la Libia nel Mediterraneo Centrale non porterà nè ad una riduzione di violazioni di diritti umani, nè alla fine delle pratiche dei trafficanti.
Al contrario, tutto questo porterà ad un notevole aumento dei danni e della sofferenza.
I piani dell’Unione Europea inaspriranno gli arresti e le detenzioni di migranti in Libia, e aumenteranno il rischio di violazioni dei diritti umani.

Il governo sostenuto dalle Nazioni Unite a Tripoli controlla il potere in misura molto limitata e precaria, e compete con un gran numero di altri attori. L’Unione Europea stessa descrive la Libia come un territorio ‘pericoloso’, e una sistematica violenza nei confronti di migrant e rifugiati è stata ampiamente documentata. Molti report di gruppi di protezione dei diritti ulani hanno descritto le gravi e strazianti condizioni di questi ultimi in territorio libico: stupro, tortura, esecuzioni e altre sofferenze. Le nostre organizzazioni hanno documentato l’esistenza di pratiche di detenzione arbitraria, tortura e altri maltrattamenti negli stessi centri in cui migrant e rifugiati sono trattenuti dopo essere stati intercettati in mare dalla guardia costiera libica.

La Dichiarazione di Malta promette che l’Unione Europea “lotterà, insieme al UNHCR e al OIM, per assicurare una capacità di ricezione e delle condizioni adeguate per i migranti in Libia”. Tuttavia, in una dichiarazione congiunta rilasciata in vista del vertice informale a Malta, queste organizzazioni hanno dichiarato che “i vincoli di sicurezza continuano ad ostacolare la nostra capacità di fornire assistenza salva-vita, di fornire servizi di base ai più vulnerabili e trovare soluzioni per un reinsediamento, un rientro volontario assistito o autonomo “, lasciando qualsiasi garanzia in relazione al monitoraggio dei diritti umani e al miglioramento delle condizioni di detenzione del tutto vuote.

Date tali condizioni, come possono gli Stati Membri prendersi la responsabilità di trattenere la gente in Libia ? I governi europei non possono far tornare le persone in LIbia senza infrangere il principio internazionale di non-respingimento (le persone rimpatriate potrebbero essere a rischio di venire esposte a serie violazioni di diritti umani).

Quindi riteniamo chele nuove politiche europee, che puntano ad aumentare l’abilità delle autorità libiche di intercettare rifugiati e migranti in mare e riportarli in Libia, rappresentino un chiaro tentativo di eludere gli obblighi internazionali dell’Unione Europea, nella totale inosservanza delle severe conseguenze che migliaia di uomini, donne e bambini si ritroverebbero a subire.

Il finanziamento dei soggetti che effettuano il controllo delle frontiere, comprese le attività di guardia costiera in Libia, incoraggerà soltanto arresti sistematici e detenzione di migranti e rifugiati, condannandoli a maltrattamenti e abusi nelle carceri libiche. Un approccio di questo tipo potrebbe anche potenzialmente impedire a chi fugge dalle persecuzioni di cercare un rifugio sicuro , e condannerà le persone ad ulteriori, inutili sofferenze che costituiscono una diretta violazione dei loro diritti umani.

Vorremmo capire con chi hanno intenzione di collaborare i leader europei. Chi monitorerà queste attività se gli enti di guardia costiera operano in maniera del tutto autonoma, con scarso controllo governativo e senza alcuna vigilanza giudiziaria? Ad oggi non esiste alcun sistema che possa accertare le responsabilità di questi enti.

Concentrarsi nuovamente sul contrasto ai trafficanti non impedirà le migrazioni, né fornirà soluzioni per alleviare le sofferenze umane.

L’investimento sostenibile nei paesi d’origine, aprire e rafforzare canali regolari di accesso in Europa è il modo più efficace di affrontare il contrabbando. Per dare beneficio alle popolazioni più vulnerabili, l’assistenza allo sviluppo dovrebbe essere distaccata da qualsiasi obiettivo di controllo migratori.

La decisione presa dai leaders europei di concentrarsi quasi esclusivamente sulla lotta ai trafficanti non ridurrà le migrazioni. Le persone in fuga dalle guerre, vittime di violazioni dei diritti umani o prive di opportunità di sostentamento, continueranno a cercare di raggiungere la Libia e di salpare verso l’Europa a prescindere da quanti trafficanti vengano arrestati. In Niger, per esempio, le persone hanno già iniziato a prendere vie più rischiose, dirigendosi nel deserto prima di arrivare ad Agadez, con i prezzi di contrabbando che aumentano e più possibilità che più persone muoiano.

Aprire e rafforzare canali regolari e sicuri verso l’Europa è basilare per prevenire contrabbando e traffici, e permetterà una drastica riduzione del numero di morti nel Mediterraneo; inoltre, potrebbe   portare a una notevole riduzione delle spese europee per ricerche in mare e operazioni di salvataggio.

L’accordo tra Unione Europea e Turchia non deve essere considerato come un buon esempio.

L’accordo UE-Turchia è citato dal vertice di Malta come un “successo”, ma l’unico criterio preso in considerazione è il numero di arrivi, mentre l’immenso costo umano di tale accordo non è stato considerato. Migliaia di rifugiati e migranti rimangono intrappolati nelle isole greche in condizioni disumane e di pericolo, che hanno già causato la morte di molti. È importante sottolineare che migranti e rifugiati da allora sono stati costretti a vie di terra alternative, in diversi casi a costo della vita per ipotermia, nel nord-est della Grecia e in Bulgaria. Queste rotte sono più diffuse, meno “visibili” e raramente fanno notizia, mantenendo intatta l’illusione che l’accordo UE-Turchia abbia di fatto fermato gli arrivi.

Non ci sono prove del fatto che l’UE abbia intrapreso particolari valutazioni sulle potenziali implicazioni delle sue politiche sulle persone che ne sono bersaglio. L’UE deve assumersi la piena responsabilità delle conseguenze delle sue politiche in Libia e del potenziale costo umano che esse comportano.

Pertanto, con la presente, Vi chiediamo di:

  • Facilitare la mobilità sicura con l’apertura e il rafforzamento di canali sicuri e regolari in Europa per rifugiati e migranti, anche attraverso il reinsediamento, l’asilo umanitario e i visti umanitari, il ricongiungimento familiare, la mobilità dei lavoratori per livelli di competenza e visti di studio; il diritto di richiedere asilo in qualsiasi circostanza deve essere assicurato.
  • Rivedere il piano delineato dal Vertice di Malta per assicurarsi che le misure di tutela dei diritti umani e di rispetto del diritto internazionale siano in atto; assicurare che i diritti umani di coloro che si spostano siano rispettati, indipendentemente dal loro status, come previsto dal Piano d’Azione della Valletta.
  • Garantire che le politiche di gestione delle frontiere dell’UE proteggano le persone e i loro diritti, e non abbiano lo scopo di fermare i movimenti migratori. Le libertà fondamentali devono essere sostenute, e le esigenze di sicurezza dei diversi gruppi, tra cui quelli più vulnerabili, devono essere valutate.
  • Portare alla luce prove di violazioni dei diritti umani in Libia e fermare qualsiasi azione che possa portare ad un respingimento delle persone verso la costa libica. L’approccio attuale rischia di violare i diritti fondamentali delle persone e lo Stato di diritto, compreso il principio di non-refoulement.
  • Valutare accuratamente la situazione dei diritti umani dei migranti e i rischi che devono affrontare in Libia, intraprendere una valutazione oggettiva del reale impatto delle azioni finanziate e coordinate dalla UE e sostenere le agenzie internazionali nel garantire che la Libia compia il suo dovere di difendere i diritti umani.
  • Mettere in atto misure specifiche per identificare e proteggere i gruppi vulnerabili, compresi i bambini, i migranti e i rifugiati con disabilità, le vittime di torture o di traffico e quelli a rischio di discriminazione.

Saremmo lieti di avere l’opportunità di discutere ulteriormente questi temi con voi.

Leggi la lettera

Legge di Bilancio 2017: le ONG scrivono ai componenti della Commissione Bilancio

Ai Deputati della V Commissione Bilancio
Camera dei Deputati
Roma

Roma, 18 novembre 2016

Oggetto: Legge di Bilancio 2017 – proposte per risorse cooperazione allo sviluppo

Stimati/e Onorevoli,

Vorremmo oggi richiamare alla vostra cortese attenzione alcuni passaggi dell’attuale discussione sul testo del disegno della Legge di Bilancio 2017 che richiedono, a nostro avviso, un intervento per sostenere con coerenza l’impegno del nostro Paese in tema di cooperazione allo sviluppo.
In particolare, vorremmo far presente che il testo del disegno di legge non contiene previsioni in merito all’impiego delle risorse del “Fondo La Pergola” (Legge 183 del 1987), che nel corso degli ultimi tre anni è stato una canale di finanziamento decisivo per le attività in capo al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, per circa 65 milioni di euro all’anno.
Inoltre, vorremo auspicare che dalla Legge di Bilancio possa emergere una chiara indicazione per risolvere il nodo delle assunzioni del personale dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, in merito alla quale si attende un orientamento di tipo normativo, considerato che le risorse necessarie risultano già nella disponibilità dell’Agenzia.
Vogliamo ricordare il carattere strategico che le politiche di cooperazione allo sviluppo assumono per un Paese come l’Italia, al centro del Mediterraneo in un ruolo di mediazione storica con i Paesi dell’Africa e del Medio Oriente. Il percorso di rilancio avviato con l’introduzione della nuova normativa di settore, la L.125/2014, non può essere interrotto, specie con l’approssimarsi di importanti scadenze internazionali, fra le quali vediamo il prossimo Vertice G7 a guida italiana.
Vi preghiamo dunque di considerare il supporto a interventi emendativi, come quelli segnalati con proposta numero 52.11; 52.6; 52.43, 83.1 e 83.3 che sarebbero auspicabili per far fronte alle esigenze appena delineate e proseguire nel rafforzamento della cooperazione internazionale del nostro Paese.

Molto cordialmente,

Silvia Stilli, Portavoce AOI
Antonio Raimondi, Portavoce CINI
Paolo Dieci, Presidente LINK2007

 

Le ONG scrivono al Presidente del Consiglio Matteo Renzi

Renzi_Onu_Addis_AbebaCaro Presidente Renzi,

Abbiamo sinceramente apprezzato e sostenuto l’azione Sua e del Suo governo per il rilancio della cooperazione internazionale dell’Italia. Nella Conferenza di Addis Abeba sui finanziamenti per lo sviluppo del luglio scorso Lei è stato tra i pochi capi di governo occidentali a prendere la parola per esprimere concetti chiari e a noi cari: l’Italia non si sarebbe sottratta alle sue responsabilità nella lotta alla povertà e alle diseguaglianze.
E’ alla luce di questa premessa che ci rivolgiamo a Lei indicando due temi urgenti. Il primo riguarda il varo della programmazione triennale della nostra cooperazione allo sviluppo. Come Lei sa il documento, dopo essere stato posto all’attenzione del Consiglio Nazionale per la Cooperazione allo Sviluppo, va approvato dal CICS – Comitato Interministeriale per la Cooperazione allo Sviluppo. Si tratta di un passaggio decisivo, senza il quale viene a mancare al nostro sistema di cooperazione un orizzonte strategico chiaro. Nel sollecitare il fatto che tale passaggio avvenga senza ulteriori ritardi, siamo a chiederLe quando si prevede la convocazione del CICS.
Un secondo tema riguarda l’Agenzia per la Cooperazione allo Sviluppo, che il Parlamento ha inteso essere, con il varo della Legge 125 / 2014, il motore operativo dei programmi della nostra cooperazione. Ad oggi l’Agenzia non può procedere ad assunzioni di nuovo personale da impiegare per la messa a punto, il monitoraggio, l’indirizzo della nostra cooperazione. Si determina così una situazione di stallo che rischia di vanificare gli sforzi fatti dall’Italia in questo settore negli ultimi anni.
Molti giovani professionisti italiani operano all’interno delle agenzie multilaterali, delle Organizzazioni non Governative, delle agenzie bilaterali di altri paesi ma ad oggi non è data loro la possibilità di servire la politica di cooperazione internazionale del loro paese. Anche in questo caso riteniamo un Suo intervento necessario e fortemente auspicato.
La ringraziamo per l’attenzione e in attesa di un Suo cenno di risposta, Le rinnoviamo i nostri auguri per l’esercizio del Suo alto mandato.

Scarica la lettera:
Lettera al Presidente Renzi

Le Reti di ONG AOI, CINI e LINK scrivono al premier Renzi per sollecitare la nomina del Viceministro per la Cooperazione allo Sviluppo

Gent.mo Presidente del Consiglio                                                          Roma, 10.9.2015
Matteo Renzi
p.c
Gent.mo Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale
Paolo Gentiloni

Caro Presidente Renzi,

abbiamo condiviso quanto Lei ha esposto in occasione della recente Conferenza sui finanziamenti per lo sviluppo ad Addis Abeba. Le assicuriamo tutto l’impegno delle nostre Reti di Organizzazioni Non Governative (ONG) perché l’Italia possa realizzare con programmi concreti, di qualità ed efficaci, gli obiettivi da Lei enunciati recentemente e in particolare quello di dare risposte strutturali ai flussi migratori agendo sulle lore cause nei paesi di origine.
Al contempo Le vogliamo esprimere la preoccupazione delle ONG italiane per la mancanza, da più di tre mesi, del Viceministro per la cooperazione allo sviluppo.
Come Lei ben sa siamo in una fase decisiva per l’applicazione della legge 125/2014, con appuntamenticruciali quali la costituzione dell’Agenzia, la nomina del suo Direttore e del personale direttivo, la definizionedei regolamenti interni, il passaggio di competenze dalla Direzione Generale, la riorganizzazione di quest’ultima, l’operatività del Consiglio Nazionale, la programmazione e definizione delle attività da parte delComitato congiunto che deve essere presieduto dal Viceministro.

Continua…

Cooperazione: lettera congiunta Parlamentari-ONG al Presidente del Senato e ai Presidenti delle Commissioni Esteri e Biancio

parlamento_copertina

Sen. Presidente Pietro GRASSO                                                        Roma, 13 maggio 2014
Presidente
Senato della Repubblica
e p.c.
Sen. Antonio AZZOLINI
Presidente della Commissione Bilancio
Senato della Repubblica
Sen. Pierferdinando CASINI
Presidente della Commissione Esteri
Senato della Repubblica

Egregio Presidente Grasso,

le scriviamo come Intergruppo per la cooperazione internazionale, insieme alle principali reti di Ong italiane, per sollecitare la conclusione dell’esame del disegno di legge 1326 che disciplina la cooperazione internazionale allo sviluppo (a cui sono stati congiunti i ddl nn. 211, 558, 1309).

L’esame del disegno di legge, iniziato in Commissione Esteri al Senato il 6 marzo 2014, è bloccato in attesa di un parere su alcuni emendamenti da parte della Commissione Bilancio. Pur consapevoli dei gravosi impegni della Commissione, riteniamo che, data anche la limitatezza degli emendamenti in esame, il lungo periodo trascorso rischi di mettere in discussione quella tempistica che ha finora favorito il coinvolgimento e la partecipazione attiva di tutte le componenti pubbliche e private, profit e non profit, impegnate nella cooperazione internazionale allo sviluppo.
Continua…

Riforma della legge 49/87 sulla Cooperazione internazionale allo sviluppo

consiglio_dei_ministri_governo_enrico_lettaRoma, 16 Gennaio 2014 – Le ONG scrivono al Presidente del Consiglio Enrico Letta, al Ministro degli Esteri Emma Bonino e al Ministro dell’Economia e delle Finanze, Fabrizio Saccomanni per ribadire la necessità che sia approvata al più presto una nuova legge sulla cooperazione internazionale allo sviluppo.

Le ONG e associazioni del CINI, dell’AOI e di Link2007, da anni impegnate nella Cooperazione internazionale allo sviluppo con centinaia di progetti in decine di paesi, sapendo che il DDL sulla cooperazione allo sviluppo sta per essere discusso dal Consiglio dei Ministri, intendono ribadire, ancora una volta e con forza, la necessità che sia approvata al più presto una nuova legge sulla cooperazione internazionale allo sviluppo che preveda:

1. Un Chiaro riferimento politico e una forte cabina di regia ovvero un Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale e un Viceministro della cooperazione allo sviluppo, con piena delega sull’intera materia e che partecipi al Consiglio dei Ministri in tutti i casi in cui esso tratti materie che, in modo diretto o indiretto, possano incidere sulla coerenza e sull’efficacia delle politiche di cooperazione allo sviluppo;

Continua…

I Parlamentari sostengono la richiesta delle ONG e scrivono al Presidente del Consiglio: la legge di stabilità confermi gli impegni assunti dall’Italia.

Roma, 11 ottobre 2013 – Signor Presidente, in vista dell’imminente presentazione della Legge di Stabilità per l’anno 2014 intendiamo rappresentarLe una forte preoccupazione, largamente condivisa tra i parlamentari, in relazione al rischio che l’inversione di tendenza avviata lo scorso anno sugli investimenti dell’Italia per la cooperazione allo sviluppo possa venire disattesa, e che si possa tornare a considerare questo settore uno degli ambiti in cui operare tagli di spesa, piuttosto che una priorità strategica per la politica estera del nostro Paese. Condividiamo, in questo senso, l’appello che Le è stato indirizzato nei giorni scorsi dai rappresentanti di AOI, CINI, Link 2007 e Forum del Terzo Settore, espressione del lavoro di centinaia di ONG e di migliaia di operatori e volontari del mondo della cooperazione, affinché l’Italia possa onorare gli impegni già assunti a livello internazionale e valorizzare un patrimonio di professionalità e di impegno civile che rappresenta una straordinaria risorsa collettiva di cui disponiamo.
Leggi la lettera inviata dai Parlamentari al Presidente del Consiglio

Lettera aperta al Presidente del Consglio Enrico Letta

Legge di stabilità ed impegni in materia di cooperazione internazionale, le ONG scrivono al Presidente del Consiglio.

Roma, 8 ottobre 2013 – Presidente, desideriamo con questa nostra esprimere l’auspicio che in sede di definizione della legge di stabilità vengano confermati gli impegni che l’Italia ha assunto in tema di cooperazione per la lotta alla povertà e lo sviluppo sostenibile, nel quadro delle decisioni della comunità internazionale. Ci facciamo interpreti di un sentimento comune alle diverse centinaia di migliaia di italiani e italiane che sostengono le nostre iniziative e che credono in un ruolo internazionale del nostro Paese ancorato ai principi della solidarietà. Siamo convinti che onorare gli impegni possa dare sostanza a quella visione secondo la quale la cooperazione sia per l’Italia “un critico investimento strategico” ed “un imperativo etico di solidarietà”, autorevolmente espressa dal Presidente della Repubblica Napolitano nell’ottobre del 2012, in occasione del Forum della cooperazione.
Leggi la lettera inviata dalle ONG al Presidente del Consiglio

Nuove procedure a bando della DGCS: le ONG scrivono al Direttore Generale Cantini

Roma, 8 Aprile 2013 – CINI, AOI e LINK2007 hanno scritto una lettera al Direttore Generale della DGCS per esprimere forte  preoccupazione riguardo ai tempi ormai stretti per l’approvazione delle nuove procedure, ritardo che potrebbe pregiudicare il pieno utilizzo delle risorse attualmente disponibili, aumentate dal Parlamento e dal Governo in occasione del varo della legge di stabilità del 2013. Il non impiego di tali risorse e il loro riassorbimento nel bilancio dello stato rappresenterebbero, secondo le ONG, un danno per tutto il sistema della cooperazione, limitando il prezioso apporto del mondo non governativo italiano si vanificherebbe lo sforzo prodotto in quest’ ultimo anno dal Ministro per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione e dal governo attualmente in carica, che, pure in un periodo difficile, ha prodotto una prima importante inversione di tendenza nella disponibilità di risorse per la cooperazione allo sviluppo. Leggi la lettera

Valorizzare la cooperazione internazionale: le ONG scrivono a Monti e Napolitano

Roma, 5 Giugno 2012

Onorevole Presidente Napolitano,
Onorevole Presidente Monti,

Ci rivolgiamo a voi, in rappresentanza delle ONG italiane di cooperazione allo sviluppo.
Il Documento di Economia e Finanza 2012 presentato il 18 aprile conferma l’intenzione da parte del Governo di valorizzare la cooperazione allo sviluppo del nostro paese. Il Documento afferma infatti la necessità di agire concretamente per un riallineamento graduale anche quantitativo dell’Italia rispetto agli obiettivi internazionali in materia di Aiuto Pubblico allo Sviluppo. Tuttavia il testo non è, a nostro avviso, sufficientemente coraggioso sulla definizione delle tappe per il riallineamento quantitativo, sebbene suggerisca un progressivo incremento su base annuale pari ad almeno il 10% degli stanziamenti previsti dalla legge sulla cooperazione. Sulla base di recenti simulazioni la Commissione Europea stima che nel 2012 l’aiuto del nostro Paese sarà pari allo 0,12% del PIL – rispetto allo 0,19% del 2011 – con una contrazione di circa 1,2 miliardi di euro. La Commissione stima inoltre che risalirà allo 0,17% nel 2013 per attestarsi allo 0,16% nel 2015. Queste proiezioni sono molto lontane dal raggiungimento degli obiettivi intermedi dello 0,51% stabiliti a livello europeo e ancora di più dallo 0,7% stabilito a livello internazionale. Pur apprezzando lo sforzo che questo Governo ha intrapreso per la valorizzazione delle politiche di cooperazione, le ONG italiane ritengono che senza un impegno molto più deciso e significativo sul fronte finanziario, qualsiasi passo avanti dal punto di vista dell’architettura istituzionale e qualsiasi misura per restituire credibilità alla cooperazione italiana saranno purtroppo vani. Siamo ben consapevoli del grave periodo di crisi che il nostro paese sta affrontando ma siamo convinti che le risorse dedicate alla cooperazione possano contribuire anche al rilancio della crescita del nostro paese, migliorando il suo posizionamento internazionale. Pertanto le organizzazioni firmatarie chiedono al Presidente della Repubblica di continuare a sostenere l’azione di valorizzazione della cooperazione allo sviluppo intrapresa dal nostro paese e incoraggiano al contempo il Presidente del Consiglio a stanziare più risorse per rendere più concreta e visibile sul piano internazionale tale azione. Con i più vivi ringraziamenti, inviamo cordiali saluti

Coordinamento Italiano Network Internazionali – CINI
Associazione delle ONG Italiane
LINK2007