La società civile italiana contro i venti di guerra

COMUNICATO CONGIUNTO AOI, CINI, LINK2007

Roma, 13 aprile 2018 – Il mondo è scosso da venti di guerra. A farne le spese è in primo luogo la popolazione civile indifesa. In Siria è da tempo in atto un’autentica tragedia umanitaria, alimentata dallo scontro tra forze interne e internazionali.
In un periodo storico nel quale la comunità internazionale dovrebbe allinearsi compattamente per il perseguimento dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, assistiamo invece ad una delle più laceranti crisi mai vissute dalle istituzioni internazionali.
E l’Italia? È sotto gli occhi di tutti l’impasse politica determinata dalle incertezze “post elettorali” ma è inaccettabile che questa si traduca in un anacronistico e provinciale ripiegamento su dinamiche interne e nell’indifferenza di fronte a quanto sta avvenendo nel mondo.
Le organizzazioni della società civile di cooperazione e solidarietà internazionale fanno ciò che possono per alleviare le conseguenze umanitarie dei conflitti, in Siria ma anche in Palestina e in altri teatri di guerra. Ma questo, come abbiamo sempre sostenuto, benché indispensabile non basta. Servono la politica e la diplomazia piuttosto che escalation militari che in passato hanno dimostrato di non potere dare soluzioni. Servono proposte forti per rilanciare il ruolo dell’Unione Europea come forza sovranazionale ispirata da valori di giustizia e umanità, come agente di dialogo.
Il momento è grave. Chiediamo che con urgenza il parlamento italiano assuma posizioni chiare e forti da riportare in sede europea per porre fine al conflitto in Siria e assicurare protezione e assistenza alle popolazioni civili. 

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Lettera aperta a candidate e candidati alle elezioni del 4 marzo

AOIAssociazione delle Organizzazioni Italiane di cooperazione e solidarietà internazionaleCINICoordinamento Italiano NGOs internazionali, invitano tutte le altre organizzazioni, Piattaforme, Reti del mondo della solidarietà internazionale, che condividono le priorità e le richieste presentate, a sottoscrivere la lettera aperta per chiedere un impegno ufficiale ai candidati e alle candidate alle elezioni politiche del 4 marzo su alcune questioni fondamentali per garantire un’efficace politica di cooperazione internazionale per la giustizia sociale e i diritti al centro dello sviluppo.

Come si legge nell’introduzione della lettera, in uno scenario di diseguaglianze crescenti a livello globale, fra i Paesi e al loro interno, in cui potere e risorse sono sempre più concentrati nelle mani di pochi, crediamo sia necessario invertire la rotta e rimettere dirittisolidarietàcoesione sociale e redistribuzione della ricchezza e delle opportunità al centro delle politiche interne e internazionali del nostro Paese.

Un mondo in cui le disparità socio-economiche e di genere si vanno acuendo è un mondo sulla cui tenuta e sul cui futuro regna un profondo senso di incertezza, in cui si paralizza la mobilità sociale, si svuotano di senso i diritti, si creano le condizioni per un aumento della criminalità e della corruzione e vacilla la fiducia della cittadinanza nelle istituzioni: così vengono inesorabilmente minate le fondamenta stesse delle società in cui viviamo.

L’Italia non è esente dal fenomeno delle diseguaglianze, e ne presenta anzi profili particolarmente accentuati. Contrastando le ondate populiste e razziste e gli atti di discriminazione e violenza in aumento nei confronti delle donne, il nostro Paese deve diventare capace di rilanciare politiche interne ed estere fra loro coerenti per una strategia unica lungimirante e sostenibile di accoglienza, integrazione, coesione, promozione sociale, cooperazione e solidarietà internazionale riaffermando i doveri inderogabili di democrazia, di giustizia economica e sociale e di parità di genere di cui è portatrice la nostra Costituzione.

Pertanto chiediamo ai candidati e alle candidate un impegno pubblico e concreto sulle proposte contenute nella lettera aperta relative a:

  • Lotta alla povertà e affermazione della giustizia sociale in Italia e nel mondo
  • Pace e diritti umani obiettivi di cooperazione internazionale
  • Diritti umani al centro delle politiche migratorie
  • Politiche commerciali, finanziarie e ambientali più sostenibili
  • Il valore del sistema di solidarietà e cooperazione internazionale

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Solidarietà per i colleghi in Afghanistan

Il CINI – Coordinamento Italiano ONG Internazionali esprime il proprio cordoglio per le vittime e i colleghi colpiti nell’attentato contro la sede di Save The Children a Jalalabad, in Afghanistan. In una nota le parole commosse del Presidente Raffaele Salinari “a nome dei membri del CINI e mio personale esprimo il cordoglio per queste vittime che appartengono a tutte le nostre organizzazioni”.

Terminata la Conferenza nazionale della cooperazione allo sviluppo. Le ONG del CINI esprimono soddisfazione ma sono ancora molte le sfide da affrontare insieme.

Roma, 25 Gennaio 2018 – In chiusura della prima Conferenza Nazionale della Cooperazione allo Sviluppo, le organizzazioni del CINI esprimono la propria soddisfazione per il proficuo svolgimento della due giorni di confronto con il sistema della Cooperazione internazionale.

Il CINI continuerà a farsi parte attiva di una piena applicazione della nuova legge di cooperazione, sostenendo in particolare i previsti meccanismi permanenti di proposta e consultazione con i diversi soggetti di cooperazione, a partire dal Consiglio nazionale; chiedendo inoltre che l’Agenzia sia presto dotata di tutti i mezzi, umani e materiali, previsti per poter funzionare a pieno.

Continueremo inoltre a lavorare insieme alle istituzioni e agli altri soggetti di cooperazione per un rilancio di una narrativa della cooperazione che si intrecci positivamente con la sfida delle migrazioni, distinguendosi tuttavia da logiche di sicurezza, che necessitano di logiche applicative e di finanziamenti distinti e tracciabili.

Auspichiamo infine che il variegato mondo della cooperazione internazionale continui a farsi carico, nel corso della prossima legislatura, dell’approvazione di una legge sullo Ius soli, per non lasciare ragazze e ragazzi già integrati nella nostra società senza cittadinanza.

Partenariato o condizionalità dell’aiuto? Nuovo rapporto sul Fondo Fiduciario dell’Unione Europea di Emergenza per l’Africa

A seguito delle tragedie che si susseguono in mare e nei centri di detenzione in Libia, il Coordinamento delle ONG Internazionali – CINI e CONCORD Italia, in collaborazione con AMREF e FOCSIV, presentano un nuovo rapporto di monitoraggio sul Fondo Fiduciario dell’Unione Europea di Emergenza per l’Africa (EUTF) dal titolo “Partenariato o condizionalità dell’aiuto?”.

Lanciato nel novembre 2015 al vertice deLa Valletta, l’EUTF è il principale strumento finanziariodi 3,2 miliardi di euro per il coinvolgimento politico dei partner africani nel campo delle migrazioni. L’Italia è il principale contributore.  È finanziato attraverso i fondi dell’aiuto pubblico allo sviluppo (APS), infatti, il 90% del totale proviene dal Fondo Europeo allo Sviluppo (FES), uno strumento creato per affrontare le sfide strutturali dello sviluppo: la povertà, la fame, le disuguaglianze, il degrado ambientale. Trattandosi di fondi della cooperazione, il loro utilizzo dovrebbe essere guidato da principi di efficacia. Invece, le interviste condotte durante la ricerca hanno evidenziato una chiara tendenza in alcuni Paesi all’uso dei fondi EUTF nella gestione delle frontiere e al rafforzamento della cooperazione per facilitare i rimpatri di migranti irregolari.

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Che fine fanno i finanziamenti europei ed italiani per fermare le migrazioni?

Presentano il Rapporto “Partenariato o condizionalità dell’aiuto?”

Giovedì 23 novembre, dalle 9.30 alle 13.00, presso l’Hotel Nazionale in Piazza Montecitorio, 125 a Roma, si terrà la presentazione del rapporto “Partenariato o condizionalità dell’aiuto?”, un documento di monitoraggio sul Fondo Fiduciario dell’Unione Europea di Emergenza per l’Africa (EUTF).

L’evento è promosso dal CINI e CONCORD Italia, in collaborazione con AMREF e FOCSIV, alla vigilia del quinto vertice Europa – Unione Africana, che si terrà ad Abdijan il 29 e 30 novembre, e a seguito delle tragedie che si susseguono in mare e nei centri di detenzione in Libia.

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